La mobilità sostenibile e l’architettura: la proposta di Stefano Boeri

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Mobilità sostenibile, urbanesimo e architettura legati alla sostenibilità. Di questo in particolare si è discusso ieri sera in Triennale durante il terzo incontro del format The Sweet Tomorrow. Nel dettaglio è stato toccato il tema Revolutionary Roads dove la questione dibattuta è stata l’Area C. Non è un segreto che Milano voglia fare come Londra, ovvero un’Area C fino in periferia e modello ‘arcipelago’. La domanda da porsi è se i milanesi e chi abita nell’hinterland del capoluogo lombardo è già pronto al radicale cambio. Sembra non aver dubbi Mikael Colville-Andersen, Urban Designer e Urban Mobility Expert, oltre che autore e conduttore televisivo, che ha sottolineato: “Il mondo non è stato pensato per quanti siamo oggi ad abitarlo”. Una pronta risposta è arrivata dal’architetto Stefano Boeri, presidente della Triennale e già assessore al comune di Milano. “Il suolo è l’arma di una città, ma oggi c’è una scarsa attenzione, soprattutto nel Sud Europa, per le relazioni del suolo con l’architettura”, le parole di Boeri. Che certamente non dimentica che gli ultimi studi sull’inquinamento hanno rimarcato come la Pianura Padana sia l’area più inquinata d’Europa.

La mobilità sostenibile e l’architettura, la proposta di Stefano Boeri

Le affermazioni di Boeri sono una veloce premessa all’idea che ha da tempo sulla mobilità sostenibile. Un pensiero che si basa su base scientifica. “I dati che abbiamo su Milano parla di un 60% di vetture ferme durante la settimana – ha sottolineato l’architetto – un’occupazione di migliaia di metri quadri di lamiere inutilizzate. Questo genera problemi enormi, come il riscaldamento urbano nei mesi estivi. L’idea dovrebbe essere: tassare i parcheggi e implementare strategie di pavimentazione con gli alberi, stiamo cercando di convincere il Comune di Milano a farlo”. E poi? Poi c’è l’Area C. “In questo momento – ha proseguito Boeri – stiamo tassando i vettori privati che provengono da fuori e che non vivono nell’aria centrale della città, dove stanno i valori immobiliari più alti. Stiamo penalizzando le quote di popolazione che, non vivendo nel centro, non hanno nemmeno però una rete di mezzi pubblici sufficienti per ovviare al problema di dover prendere per forza la macchina. L’idea di estendere l’Area Ci fino in periferia anche a Milano, come ha fatto di recente Londra, non è da accantonare, anzi”.

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La metropoli arcipelago, lo stile Londra e i mezzi pubblici per la mobilità sostenibile

Boeri non si ferma all’idea di estendere l’Area C fino in periferia, ma va oltre rilanciando una Milano in stile Londra. “La metropoli arcipelago (come Londra ndc) prevede un sistema di aree pedonali attorno a cui si può consentire il flusso delle automobili private e pubbliche. Creare delle isole ad accesso limitato, diciamo”, ha raccontato l’accademico. Anche perché il problema, per il capoluogo lombardo, è enorme: “Milano – ha continuato – riceve 600mila macchine al giorno in ingresso, che raddoppiano il numero delle auto presenti nel comparto urbano. Vengono da centri esterni, sono mediamente coinvolti da questo flusso 1milione e 700mila persone della provincia che non hanno mezzi pubblici, cosa che li obbliga a dover prendere la vettura privata. Cosa me ne faccio della pedonalizzazione in periferia se non ho servizi? È un tema politico, prima che urbanistico”. A far da eco a Stefano Boeri è Federico Parolotto, Senior Partner di MIC – Mobility in Chain. Parolotto rimarca l’annoso problema della mancanza di mezzi pubblici: “Fuori dalla cerchia di Milano c’è un mare di persone che non hanno accesso al trasporto pubblico e si spostano solo in auto. L’automobile necessariamente dovrà restare, la mobilità personale non si può negare”. 

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Eliminare le automobili dalle città

Di parere contrario Colville-Andersen: “La cultura dell’automobile ci ha imposto tutto questo per 100 anni. Bisogna recuperare lo spazio che prima occupavano le persone, vale a dire le strade, che sono diventate di proprietà dell’auto. Qualsiasi strumento che ci aiuti a fermare questo tsunami di infelicità che ha provocato l’urbanesimo incentrato sull’auto è cosa buona. Londra è una delle esecuzioni migliori di questo tentativo, poi esteso anche a Milano, Stoccolma e persino New York. Per la prima volta si comincia pensare a porre fine a questa situazione”.

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