DS19: all’origine della dea del panorama

DS19
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“Voglio una vettura con grandi superfici vetrate: la visibilità è sicurezza”. Con queste parole l’ingegner André Lefebvre, a capo del progetto che porterà alla realizzazione della DS19, chiese al designer italiano Flaminio Bertoni di modellare un’automobile che donasse ai suoi occupanti una visione panoramica dello spazio circostante.

DS19: la sfida affidata a Bertoni

Lefebvre aveva sempre trovato “claustrofobico” l’abitacolo della Traction Avant. Pur modernissimo per gli anni ‘30 (anno di progettazione) disponeva di un parabrezza relativamente piccolo e poco inclinato.

Bertoni raccolse la sfida con gioia: l’artista varesino si riteneva più uno scultore che un disegnatore e prese così a modellare la sagoma della futura DS su grandi blocchi di plastilina, ispirandosi non più ad un cigno, come fu per la Traction ma alla forma più aerodinamica messa a disposizione dalla natura: quella di un pesce.

Il segreto risiedeva nel vetro

Nei lunghi anni di affinamento del progetto (fu avviato nel 1938 e la vettura fu presentata nel 1955!), le mani di Bertoni smussarono ogni spigolo della plastilina rappresentante la futura DS, finché le uniche superfici piane rimasero quelle dei vetri laterali: la DS19 è un insieme di curve, armonicamente raccordate tra loro e capaci di far scivolare nell’aria la sagoma di quasi cinque metri della DS senza perturbarne i flussi.

Il vetro? La brochure italiana recitava “con 2,25 metri quadri di cristalli intorno a voi, siete il conducente europeo che vede meglio”.

Ed era verissimo: Bertoni pretese un parabrezza panoramico, inclinato ed avvolgente, idem per il lunotto posteriore; cristalli impossibili da produrre con la tecnologia dell’epoca. Ma il testardo designer italiano riuscì comunque ad averle, sia per l’appoggio dell’ingegner André Lefebvre, che vedeva nei vetri curvi un ottima soluzione sul piano dell’aerodinamica; sia per l’impegno profuso da parte della Saint-Gobain, eccellenza nella produzione di cristalli per l’automotive oggi come allora.

DS19: miracolo ripetuto

Per il lunotto posteriore ci volle qualche anno in più e le prime ID e DS ne ebbero uno in plexiglas. Unico materiale disponibile all’epoca che garantisse una certa durata (molte di queste prime DS sono ancora in circolazione) ed una trasparenza paragonabile a quella del vetro.

Poi all’inizio degli anni ‘60 Saint-Gobain riuscì a ripetere il miracolo. Da allora anche il lunotto posteriore delle DS berlina e Break fu in cristallo di sicurezza, soddisfacendo le richieste di Bertoni.

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